TRANSFORMERS G1

  

 INTERVISTA A PUFFMARKO

                                 COLLEZIONISTA STORICO DI TRANSFORMERS G1

 

 E’ con grande orgoglio e felicità che pubblichiamo in esclusiva per gloyzerxmuseum.it un'intervista a uno dei più grandi collezionisti, oltre che espertissimo conoscitore, di tematica Transformers. Scopo dell’intervista è l’approfondimento su tutta quanta la tematica Trasformers, argomento che appassiona tuttora più che mai i tanti collezionisti di questi meravigliosi giocattoli. 

 

 

 1) Ciao Marco, i Transformers sono molto popolari presso molti collezionisti… come e quando è nata questa tua grande passione per questo tipo di giocattoli?

 Eugenio, saluto te e tutti coloro che leggeranno questa intervista, anche se io la vorrei immaginare più come una chiaccherata tra amici. Sei sicuro di voler sapere tutto?

Perché ho molto da dire a proposito, sono un chiaccherone, preparati! Come per molti altri, la mia passione verso i Transformers è nata a metà degli anni 80, dopo aver visto la prima puntata del cartone animato in onda su una rete privata. Per essere preciso, i vari personaggi apparsi nel cartone erano giocattoli che giravano già da un po' nei negozi italiani (di questo però ne parleremo dopo) e vederli collocati all'interno di una storia che coinvolgeva due fazioni opposte me li ha fatti amare alla follia. Ero un bambino avido di cartoni animati e giocattoli e quei personaggi, gli "eroici Autorobot" e i "perfidi Distructors", conquistarono immediatamente e totalmente la mia attenzione; con quei giocattoli non soltanto ci giocavo, ma li contemplavo nella loro stupefacente bellezza. Dopo 5 anni bellissimi, durante i quali ho avuto la fortuna di avere tutta o quasi la linea italiana dedicata ai Transformers nonché fumetti e oggetti di cartoleria , a inizio degli anni 90 il mio interesse si orientò gradualmente verso i videogames e abbandonai così, anche fisiologicamente direi, l'attaccamento verso i miei amatissimi giocattoli. L'ultimo Transformers che acquistai fu il pretender "Medusa" in card italiana. Nella primavera del 1992, prima dell'esame di terza media, barattai molti dei miei vecchi giocattoli, tutti ancora completi e in ottimo stato, congiochi per Commodore 64 e Sega MegaDrive. Oggi me ne pento amaramente, erano i giocattoli della mia infanzia che non riavrò mai più; ricordo che anche allora per me fu una scelta dolorosa ma fortemente voluta: frequentavo le sale giochi da poco tempo e vedevo nei videogames un'inesauribile e stimolante fonte di sfida. Oggi svolgo un lavoro legato proprio all'industria dei videogiochi per i sistemi casalinghi e tutto il tempo che dedicai a consolidare la mia conoscenza di questi prodotti -ancora ben lontani dall'essere il moderno fenomeno di massa- ha formato la mia solidissima esperienza in questo campo. Quando cominciai l'università, la nostalgia verso la mia infanzia iniziò lentamente a insinuarsi tra le mie emozioni. Facevo delle sortite su iBazar (l'eBay italiano dell'epoca) per fare piccoli acquisti finché poi, all'improvviso direi, cominciò tutto, o meglio, ricominciò tutto da dove si era interrotto. Era la fine del 2002 e mi trovavo a Roma, la mia fidanzata di quel periodo mi propose di andare a fare visita a casa di alcuni suoi amici; durante il tragitto mi raccontò di un ragazzo che viveva in quella casa e che aveva lo strano hobby di collezionare e vendere "robottini". Io, incuriosito della cosa, le chiesi ulteriori dettagli sull'attività di questo ragazzo ma non seppe dirmi altro. Quando entrai con lei in quell'appartamento iniziarono i saluti e le presentazioni di rito; quel ragazzo stava in piedi sull'uscio della sua stanza, si presentò e mi tese la mano. Io notai di sfuggita il leader degli Autobots in bella mostra sulla sua scrivania e gli chiesi: "Ti piacciono i Transformers? Vedo che lì hai un Optimus Prime" e lui rimase estremamente sorpreso dal fatto che io conoscessi non solo il personaggio ma che lo avessi chiamato col suo nome originale. Quel ragazzo era Francesco Torchiani, che è oggi conosciuto per essere un famosissimo venditore online di giocattoli di importazione oltre che una persona molto gentile e cordiale. Morale della favola: io e Francesco parlammo di Transformers tutta la sera e più parlavo con lui, più mi rendevo conto che il mio amore verso questa linea di giocattoli, obnubilato per anni da altri interessi adolescenziali e da molti fatti privati che avevano contribuito a distogliere da esso il mio interesse, in realtà era soltanto sopito e stava riemergendo dentro di me in tutto il suo travolgente coinvolgimento.

 Dopo tiepidi segnali spontanei, il mio amore verso i Transformers era ritornato quella sera finalmente a galla, ne avevo ripreso coscienza, ero nuovamente consapevole, come se mi fossi scrollato di dosso 15 anni di "ruggine cosmica". Avevo capito cosa dovevo fare: dovevo collezionare i miei eroi preferiti e lo dovevo fare sin da subitoper recuperare il tempo perduto, senza vergogna e con la massima dedizione. I miei primi acquisti legati al vintage furono tre loose, presi su eBay: un Cyclonus, un Galvatron e un Blaster: servirono più che altro per placare la mia "curiosità", per chiudere alcuni "circuiti interrotti", dato che Galvatron non uscì mai in scatola italiana e gli altri due non li avevo mai avuti da piccolo, pur desiderandoli tanto. Con molta fatica, dal momento che non avevo un mio PC nella città sede dell'università che frequentavo, cercavo di studiare il mercato di eBay: trascorrevo 30 minuti al giorno in un internet point, stampando le liste dei giocattoli usciti fino ad allora e cercando in rete ogni risorsa utile legata al collezionismo dei Transformers. Avevo una metaforica tela bianca davanti al mio naso, e il dipinto da creare stava prendendo forma nei miei pensieri: erano le prime, importantissime fasi che ogni collezionista attraversa, quelle relative alla creazione del proprio progetto collezionistico.

 

 

 2) Ti va di raccontarci come sono nati i Transformers e come sono stati commercializzati in Italia?

 Certo che mi va, sono qui per questo! Mettetevi comodi perché ho una storia bellissima da raccontarvi…

 Comincio col dire che in Italia il nome dei Transfomers va necessariamente associato al marchio del loro importatore ufficiale, ovvero la GiG di Firenze. Ci sarebbe molto da scrivere su quanto importante e straordinario sia stato il ruolo svolto dalla GiG all'interno della distribuzione di questi giocattoli.

 Non voglio fare una lezione, ma vanno necessariamente elencati alcuni fatti che possano rendere chiare le origini di questi robot.

 

 

 - A metà degli anni 60, la Hasbro creò i G.I. Joe, action figure militari alte circa 30cm.

 - La Takara importò i G.I. Joe in Giappone alla fine degli anni 60 chiamandoli Combact Joe.

 - 1974: La Takara operò una scelta di mercato fondamentale, riducendo le dimensioni di queste ingombranti action figure e aggiungendo alla linea alcuni playset. Nacque così la serie Microman, composta da cyborg alieni di circa 10cm di altezza, che ebbe un grandissimo successo nella terra del sol levante per tutto il corso degli anni 70.

 -1980: Takara operò due scelte molto importanti: decise di svecchiare la vecchia serie Microman, rinnovandola, e inoltre creò da essa una specie di spin-off, una nuova serie di giocattoli chiamata Diaclone. Erano due serie distinte e con differenze ben definite ma la caratteristica peculiare della nuova serie dei Microman e i Diaclone fu quella che i veicoli erano in grado di potersi trasformare e di ospitare al loro interno dei piloti.

 Qui per la prima volta entra in gioco la GiG.

Siamo sul finire degli anni 70, in Italia la pellicola "Guerre Stellari" aveva appena ridefinito gli standard dei film di fantascienza e stava per iniziare l'era delle produzioni animate giapponesi, seguite da un'invasione di giocattoli futuristici per bambini, la maggior parte dei quali di importazione. In quell'oceano di opportunità, la GiG non rimase a guardare e strinse subito accordi commerciali con la Takara. Sarebbe memorabile poter conoscere con esattezza come iniziò questa partnership tra Takara e GiG, ma di una cosa possiamo esser certi: dietro quel sodalizio c'è stato lo zampino del suo geniale fondatore, l'imprenditore Aldo Horvat. La GiG importò sul territorio italiano alcuni tra i giocattoli più belli e originali di quel periodo, tra cui i Micronauti Mego (1979-1980) e i primi Diaclone (primavera del 1981).

 

 

 LA RIVOLUZIONE DEGLI ANNI 80

 1982 - La Takara nel marzo di quell'anno implementa la linea di giocattoli Car-Robots all'interno dei Diaclone. Erano automobili basate su modelli realmente esistenti che si trasformavano in robot, fornite di pilota e armi sparanti.

 1983 - Sull'onda del successo delle Car-Robots, Takara crea i Micro-Change per la sua linea Microman. Si trattava di giocattoli ispirati a oggetti di uso quotidiano che potevano trasformarsi in robot.

 Negli Stati Uniti, dopo il boom di vendite legato alle action figures e al merchandise di Guerre Stellari, Hasbro e Mattel erano in cerca di nuovi prodotti da proporre al pubblico. Era una guerra per ottenere il più largo consenso tra i bambini e i ragazzi, e i due colossi si diedero battaglia in modo epocale.

 Iniziò la Mattel che, ispirandosi al grande successo ottenuto dai film di genere fantasy in voga in quel periodo, creò una delle linee di giocattoli più iconiche di tutti i tempi: i Master of the Universe (1981). La Hasbro rispose al colpo e, grazie all'aiuto creativo della Marvel, rinnovò la vecchia linea G.I. Joe attraverso l'implementazione di soldati più piccoli e veicoli militari accessoriati. Entrambe le due linee di giocattoli furono supportate da un cartone animato dedicato e da serie a fumetti. La guerra di vendite tra Hasbro e Mattel stava volgendo a favore di quest'ultima, quando improvvisamente la Hasbro tirò fuori dal cilindro una magia, sferrando di fatto un colpo da k.o. per aggiudicarsi il match contro la sua rivale storica.

 Durante il Tokyo Toy Fair del 1983, infatti, alcuni suoi emissari notarono le due nuove linee di giocattoli Takara, Micro Change e Car-Robots. Nonostante fossero due serie diverse, nella mente degli emissari della Hasbro baluginò subito l'idea di accorparle dietro a un solo criterio: una storia di robot in grado di camuffare il proprio aspetto trasformandosi in normali veicoli od oggetti. Così Hasbro ritornò in affari -dopo i vecchi G.I. Joe nel 1969- con la storica compagnia giapponese, proponendo e ottenendo da Takara la licenza non solo per la commercializzazione di questi giocattoli sul suolo americano, ma anche il permesso di poterli usare all'interno di una serie di giocattoli nuova di zecca. Per completare l'ambizioso progetto serviva una storia che appassionasse il pubblico, così Hasbro si rivolse ancora una volta alla Marvel che, attraverso il leggendario genio creativo di Bob Budiansky, confezionò una storia fatta di robot che si scontravano senza quartiere in una lotta tra fazioni, i valori Autobot e i malvagi Decepticons: nascono i Transformers come oggi li conosciamo.


 

 

CONQUISTA DEL MERCATO ITALIANO

 Non esistono fonti che possano descriverci come GiG e Takara si misero in affari e si tenessero in contatto.

 Attraverso lo studio e il raffronto delle pubblicità trovate sui Topolino dell'epoca, noi appassionati abbiamo scoperto che l'unico dato storicamente incontrovertibile è che i Diaclone arrivarono in Italia nel 1981, ben due anni prima che gli americani della Hasbro (nel 1983) venissero a conoscenza della loro esistenza. Quindi questo vuol dire che il sodalizio tra GiG e Takara esisteva ancora prima della nascita dei Transformers, probabilmente sin dal 1979. Noi non sapremo mai se in quel famoso Tokyo Toy Fair ci fossero anche gli emissari della GiG, ma sappiamo che a un certo punto, collocato durante il primo quadrimestre del 1984, la GiG iniziò a importare e distribuire nei negozi italiani i giocattoli relativi alla serie "car robot" di sua iniziativa, ignorando le mosse commerciali di Hasbro.

 Forse la GiG ha importato buona parte delle "car robot" diaclone sotto suggerimento della stessa Takara, che come detto aveva nel frattempo preso accordi commerciali con Hasbro e aveva la priorità di consolidare le precedenti partnership commerciali anche in Europa, oppure l'interesse a crearne di nuove (come poi si verificò con Ceji Joustra).

 Le macchine trasformabili importate dalla GiG erano in confezioni molto simili a quelle originali giapponesi, con testo tradotto e localizzato in italiano.

 Queste macchine in Italia presero il nome -leggendario per il pubblico nostrano- di "Auto Robot", che era la traduzione letterale di "Car Robots".

 La GiG, contemporaneamente al lancio di questi nuovi giocattoli trasformabili, brevettò e depositò il logo e il marchio "TRASFORMER", che appariva molto chiaramente in ogni confezione e in ogni pubblicità cartacea o televisiva dei suoi prodotti. Esiste purtroppo una stupida teoria -nata e largamente condivisa dagli americani- che credono che la GiG abbia voluto copiare la Hasbro, rubandogli l'idea e usando un nome diverso per non pagare furbamente i diritti al colosso americano; sfortunatamente per loro, i Transformers Hasbro fecero il loro debutto alcuni mesi dopo la comparsa nel mercato italiano del logo "TRASFORMER" della GiG!

 Il successo è stato clamoroso, e fino alla metà 1985 la GiG importò  con le stesse modalità anche altri giocattoli trasformabili (i dinorobots, i triple changers, le pistole, gli stereo). Poi, a seguito degli accordi presi tra Hasbro e Takara, la GiG modificò la partnership con i giapponesi e importò i giocattoli nelle confezioni americane dei Transformers (ma sempre con testo in italiano e logo TRASFORMER ben in evidenza). Il resto è storia.

 Per chi volesse saperne di più, è possibile consultare queste due pagine web (in inglese) dove si parla diffusamente dell'argomento.

 http://tfsource.com/blog/the-chicken-or-the-gig-part-1/

 http://tfsource.com/blog/the-chicken-or-the-gig-part-2/

 

 FILMATO DEL TOKYO TOY FAIR 1983

 https://www.youtube.com/watch?v=zqiQdw1zmuM

 

 

 3) Oltre che in Italia, i giocattoli dei Transformers sono stati commercializzati anche all’estero: dove precisamente e quali differenze si riscontravano nei vari mercati stranieri?

 Si potrebbe scrivere un trattato sull'argomento, cercherò di essere il più conciso possibile.

 I mercati cruciali per il brand sono stati quello americano, europeo e giapponese.

 Bisogna sempre ricordarsi che la serie di giocattoli "The Transformers" ha esordito nella primavera del 1984 negli USA, distribuita dalla Hasbro. Fu immediatamente un successo straordinario di vendite che diventò un trionfo assoluto quando, nel settembre dello stesso anno, la Hasbro decise di supportare questa linea con il lancio contemporaneo di una bellissima serie a fumetti (della Marvel Comic) e di uno stupendo cartone animato (Toei/Sunbow/Marvel). Il cartone animato funzionava come un enorme spot per i giocattoli e ogni puntata veniva scritta e sceneggiata in base alle specifiche direttive che la Hasbro indicava, in funzione dei personaggi che dovevano essere pubblicizzati e che in esso dovevano apparire.

 Visto l'incredibile successo commerciale ottenuto in patria, nel 1985 la Hasbro iniziò la distribuzione di questi giocattoli anche in alcuni paesi dell'Europa centrale (Belgio, Olanda, Germania, Francia) e nel Regno Unito.

 In Giappone invece, la nazione dove questi giocattoli venivano prodotti, la distribuzione era affidata alla Takara che, di fronte a un così evidente successo di vendite, decise di convertire la propria strategia commerciale sulla linea di quella vincente sperimentata al di là del Pacifico dalla Hasbro. Venne interrotta la produzione di giocattoli per le gloriose linee "Diaclone" e "Micro Change" per concentrarsi esclusivamente sulla produzione dei Transformers, che sbarcarono così sugli scaffali dei negozi giapponesi nell'estate del 1985, seguiti a ruota dal cartone animato.

 Sempre nel 1985, in risposta alla crescente domanda da parte del mercato, la Hasbro implementò numerosi nuovi personaggi alla serie, la maggior parte dei quali proveniva dalle vecchie linee di robot trasformabili della Takara. Grazie ad accordi stipulati con altre case produttrici giapponesi, la Hasbro ottenne la licenza di distribuire all'interno del suo brand alcuni robot già famosi all'epoca; il caso più curioso fu quello riguardante il personaggio di Jetfire, che altro non è che una Super Valkyrie VF-1S (prodotta in Giappone dalla Takatoku Toys nel 1983) e già vista nella serie TV Macross; in base agli accordi ottenuti per questa licenza, Jetfire non sarebbe stato mai dovuto esser distribuito in Giappone e le sue fattezze nel cartone animato dovevano essere dissimulate per non indurre gli spettatori a ricondurlo a una Valchiria.

 Nel 1986 la Hasbro decise di rinnovare la serie in modo abbastanza deciso, commissionando alla Takara la produzione di nuovi giocattoli mai visti prima (con l'eccezione di Ultra Magnus e, successivamente, Raiden), che diedero vita a nuovi personaggi nella serie animata. Per spiegare ai fan le ragioni di questo cambiamento, uscì nelle sale il lungometraggio "The Transformers: the movie", in cui molti personaggi della prima serie morivano o uscivano di scena, tra cui i due leader, Optimus Prime e Megatron, rimpiazzati dai loro successori Rodimus Prime e Galvatron.

 Le vendite dei Transformers in USA non conobbero crisi fino al 1988, anno in cui la domanda scese drasticamente. Proprio in quell'anno, la Hasbro trovò nuova gloria sul mercato greco e messicano, mentre l'anno dopo lanciò i Transformers in Cina (furono praticamente le prime ristampe ufficiali) e nel 1990 ristampò soltanto per il mercato europeo alcuni tra i più importanti personaggi della serie (si chiamano ristampe euro-gold, visto che le scatole erano dorate), affiancandoli ad alcuni inediti robot provenienti da altre serie nel frattempo uscite in Giappone (come il bellissimo robot Overlord, che fu distribuito originariamente in Giappone nel 1988 e che non vide mai la luce in USA).

 

 

4) Come conservi o esponi i tuoi giocattoli?

Purtroppo non ho ancora una casa di mia proprietà (vivo in affitto all'estero) e la mia collezione sta a casa della mia famiglia. Si tratta di un appartamento che offre spazi espositivi estremamente ridotti, le poche vetrine della casa sono state già "occupate" da anni dai piccoli cimeli di mia madre, che io chiamo affettuosamente "cianfrusaglie". Lei ricambia il favore chiamando i miei giocattoli "pupiddi", minacciando ciclicamente di farne piazza pulita regalandoli a qualche orfanotrofio o facendone un bel falò. Visto la situazione, e visto anche che non vivo nella stessa città dove ho la collezione, tengo stipato il tutto in un capiente armadio e dentro un baule. Conservo le scatole disponendole con cura e avvolte nel pluriball, come se fosse un enorme Tetris, ma è ovvio che la mia collezione meriterebbe una sorte migliore. Il mio sogno sarebbe esporla in un museo del giocattolo moderno ma al momento qua in Italia -a parte qualche mostra sporadicamente organizzata- non esiste ancora nulla di simile. Incrocio le dita per il futuro, so che degli amici fiorentini hanno in cantiere qualcosa a proposito!

 

 

 5) Parlaci dei tuoi primi giocattoli…

 Si sa che agli occhi di un bambino, ogni cosa può diventare un giocattolo con cui giocare.

Ma parlando di giocattoli "veri", intendo quelli acquistati nei negozi, posso dire che ne ho avuti tantissimi, forse troppi: sono stato davvero molto fortunato. Sono nato nel 1978 e a parte i tipici balocchi educativi della prima infanzia, i primi giocattoli di cui ho memoria sono quelli che collezionava mio padre e con i quali mi permetteva di giocare; me li mostrava in vetrina mentre mi sorreggeva su un suo braccio, consentendomi di afferrarli: soldatini di piombo, macchinine Matchbox e modelli in scala Burago, personaggi della Atlantic. Riguardo a questi ultimi, grazie alle preziose informazioni contenute nel tuo sito, ho scoperto che si trattava di alcuni personaggi in plastica appartenenti alla serie Atlantic Galaxy (ricordo nitidamente Zephton, variante interamente verde) e altri set come quelli dei "legionari spaziali", dei "mostri spaziali", di "Actarus e i suoi amici", di "Capitan Harlock e i suoi amici" e dei nemici della regina Raflesia. Lui aveva in collezione anche un'Arcadia della Polist